Milano, 27 ottobre 2016 – C’era una volta una bambina che tutte le domeniche restava a bocca aperta: “Vedevo i miei nonni vestirsi con l’abito migliore, stravolgevano le pettinature e diventavano ai miei occhi divi di Hollywood. Perché non sentirsi divi tutta la settimana?”. Così Marta Jane Alesiani ha preso in mano carta e matita, ago e filo e ha iniziato a muovere i primi passi nel mondo della moda. Una fiaba iniziata a Force (Ascoli Piceno), e approdata a Milano. Perché anche se recentemente ha perso qualche pezzo importante (è ancora fresca la decisione di Roberto Cavalli di chiudere gli uffici meneghini, ndr), “la capitale dello stile ha ancora molto da dire”.

Ma torniamo a Marta bambina che con ago e filo seguiva la zia sarta per carpire i primi segreti. Qualche anno dopo la ritroviamo all’Istituto d’Arte Osvaldo Licini di Ascoli Piceno che la trasforma in maestra d’arte, poi al Polimoda – l’Istituto Internazionale Fashion Design & Marketing di Firenze – dove si laurea col massimo dei voti. Sul suo cammino incontra Emanuela Pisoni e Alberto Lattuada “mentori incredibili”. Arrivano i primi riconoscimenti e le prime prove come fashion designer oltreoceano: “A Bite of Tuscany in the big Apple” in collaborazione con Prato Expo a New York, “Beautiful Mind” al M’Ars Contemporary Art Museum di Mosca.

Inizia a lavorare per La Perla a Bologna nel 2007 e mette il primo piede a Milano per la Gianni Versace. Citata nel 2008 dal Magazine “Campus” tra i 100 artisti emergenti italiani nel mondo, parte alla volta di Carpi per illustrare la linea giovane della Blumarine e la linea KI 6? Who are you? Poi la svolta: si sente pronta a camminare da sola. Ad agosto di quest’anno il debutto come stilista indipendente a “Moda sotto le stelle” ad Ascoli Piceno. “Per me è stato come dire, eccomi, sono Marta”, racconta. A settembre veste Federica Strozzi al Festival del cinema di Venezia: suoi i quattro vestiti con cui l’attrice promuove Milano in the Cage. Dal titolo alla Madonnina il passo è breve: la sua prima linea approda alla Milano Fashion Week, ed è tutto esaurito. Capi in bianco e nero “per far capire che anche dove non c’è si ritrova il colore – racconta –. Ho cercato di emozionare con gli abiti, per sentirsi opere d’arte tutti i giorni”. E nella capitale della moda ha deciso di mettere radici aprendo il quartier generale in zona Bicocca anche se non dimentica il profumo della sua terra: “Il mio intento è collaborare con gli artigiani del territorio marchigiano – spiega, facendo la spola tra le sue due città –. Milano ha sempre dato molto ai giovani creativi. Tanti dicono che la piazza è satura, le difficoltà ci sono ma è una città “politeista”, c’è di tutto. E il mondo ha tanto bisogno di creativi”.

fonte: IL GIORNO
ph: Gabriele Vinciguerra