Articolo di: Gabriele Vinciguerra

Ci sono momenti in cui senti di avere dentro un motore pronto a esplodere, ma qualcosa ti trattiene.
Sai che potresti spingere più forte, sai di avere tutto per farlo, eppure resti lì.
Come una Ferrari al semaforo, con il freno a mano tirato.
Non è pigrizia, né paura del fallimento.
È qualcosa di più sottile: la sensazione che, se davvero lasciassi andare, qualcosa potrebbe rompersi.
Equilibri, ruoli, abitudini, persone.
È la paura di scoprire cosa succede quando smetti di controllare.
E così inizi a trattenere.
A dosare, a pesare ogni decisione, a nascondere la potenza sotto uno strato di prudenza.
Ma dentro, il motore continua a ruggire.
E più cerchi di contenerlo, più senti la pressione crescere.
A volte il blocco non è segno di debolezza, ma di intelligenza emotiva: il tuo sistema psichico ti sta proteggendo da un salto per cui non ti senti ancora integro.
Il problema nasce quando quella protezione diventa prigione.
Quando la paura di sbandare pesa più del desiderio di vivere.
Non serve “spingere di più”.
Serve capire cosa stai difendendo.
Forse non è la meta che ti spaventa, ma la possibilità che sia davvero tua.
Perché realizzare un sogno, in fondo, è anche lasciar andare la vecchia versione di te che viveva solo per inseguirlo.
Il freno non va strappato via. Va ascoltato, riconosciuto, poi lentamente rilasciato.
Finché il motore e la direzione tornano a parlarsi, finché la strada davanti smette di far paura e ricomincia a chiamarti.
E quando lo farà, capirai che non era il mondo a trattenerti.
Eri tu, che stavi imparando a fidarti della tua potenza.
Non serve correre. Serve imparare a sentire quando è davvero il tuo momento di partire.
Gabriele Vinciguerra – Laurea in Psicologia e Coach del Cambiamento