Articolo di: Gabriele Vinciguerra

Non ti chiederò di respirare. Non ti dirò di fermarti un attimo. Ti pongo solo una domanda netta: cosa stai cercando davvero quando dici che ti serve un coach. Non cosa racconti. Cosa cerchi. Dentro.
Perché è qui che nascono gli inganni. Le persone non hanno fame di crescita. Hanno fame di qualcuno che regga il peso che non vogliono sostenere. Qualcuno che ordini il caos mentre loro restano immobili. Qualcuno che gli fornisca una direzione da seguire senza il rischio di sbagliare. È questo il motivo per cui prosperano tanti pseudo mentori. Non per la loro competenza. Per la tua fragilità non riconosciuta.
La psicologia lo spiega con chiarezza. Quando l’identità è instabile e il senso di sé è basso, il bisogno di una figura esterna diventa un anestetico. Si delega la responsabilità decisionale per ridurre l’ansia. È naturale. È umano. Ma diventa pericoloso se non te ne accorgi. Perché ti ritrovi a dare potere a chi non ha alcuna qualità per guidarti.
I finti coach vivono esattamente su questo terreno. Non ascoltano. Non osservano. Non studiano. Non hanno disciplina. Vendono certezze usa e getta. Alimentano dipendenze emotive. Promettono cambiamenti senza metodo. Trasformano la vulnerabilità della gente in valuta. Costruiscono un seguito sulla debolezza altrui. Non sull’evidenza. Non sulla competenza. Sulla tua paura.
La domanda vera è se ti riconosci in questo meccanismo.
Se ti sei mai aggrappato a qualcuno pur sapendo che non aveva gli strumenti per accompagnarti.
Se hai cercato approvazione più che trasformazione.
Se hai voluto soluzioni rapide invece di affrontare la complessità della tua storia.
Guardati. Non come vorresti essere. Come sei.
E chiediti se il bisogno di coaching che senti è un bisogno di chiarezza oppure una fuga mascherata.
Se è coraggio o è delega.
Se è evoluzione o dipendenza.
Perché il coaching vero non ti solleva dalla tua vita. Non ti protegge. Non ti tutela.
Ti rende responsabile.
Ti costringe a scegliere.
Ti mette davanti ai tuoi fallimenti e ti chiede cosa vuoi farne.
È un processo scomodo, lento, a volte brutale.
Ed è proprio per questo che funziona.
Non cercare qualcuno che ti faccia sentire migliore.
Cerca qualcuno che ti renda più vero.
Il resto è rumore. E il rumore, lo sai, abbaglia solo chi non vuole ascoltarsi.